Diagnosi di endometriosi: come avviene e quali esami fare

Cesare Ianniciello
Ginecologo specializzato in endometriosi e dolore pelvico cronico

5 minuti

8 Gennaio 2026

Ricevere una diagnosi di endometriosi non è semplice, nonostante la patologia sia molto debilitante. Caratterizzata da diversi tipi di dolore come dolore mestruale, pelvico, durante i rapporti, alla minzione e alla defecazione, l’endometriosi rimane una condizione sottodiagnosticata. Le statistiche indicano che le persone con endometriosi sono soggette a un ritardo diagnostico che arriva fino a 10 anni e devono consultare un numero elevato di medici prima di ricevere una diagnosi. Questo ritardo è causato anche da una scarsa formazione ginecologica sulla patologia.

In aggiunta, la diagnosi di endometriosi può includere diversi esami e valutazioni. Questo perché, prima di tutto, si tratta di una patologia complessa e multifattoriale, ma anche perché non esiste un esame singolo che determini la presenza o meno di endometriosi: non esiste un marcatore specifico infatti. La diagnosi si basa quindi sull’insieme di diversi esiti e informazioni cliniche dellə pazientə. Vediamo come.

L’endometriosi si può diagnosticare solo con laparoscopia?

Partiamo dallo sfatare un falso mito. Spesso viene detto allə pazientə che l’unico modo per fare diagnosticare l’endometriosi sia un intervento chirurgico, come la laparoscopia. Questo non è corretto al giorno d’oggi. La laparoscopia, essendo un intervento chirurgico, è uno dei metodi più diretti per osservare lo stato degli organi pelvici, ma rimane comunque una procedura più invasiva rispetto ad altri accertamenti diagnostici, nonostante sia mini-invasiva.

Mentre in passato la laparoscopia veniva spesso suggerita alle persone con sospetta endometriosi, oggi esiste un approccio ginecologico più conservativo e meno invasivo. L’endometriosi può infatti essere  diagnosticata anche senza chirurgia, analizzando con attenzione e competenza la storia clinica dellə pazientə e ricorrendo a diversi esami e valutazioni non invasive. Capiamo meglio quali.

Quali esami servono per diagnosticare l’endometriosi?

Per valutare la presenza di endometriosi, si procede seguendo un ordine gerarchico di esami e valutazioni. Prima di tutto, è fondamentale trovare unə specialistə ginecologicə che possa guidare lə pazientə in questo percorso. In casi di sospetta endometriosi, è importante consultare una figura ginecologica specializzata nella patologia, data la sua complessità e la difficoltà diagnostica. Una volta trovata questa figura medica, ecco che cosa ci si può aspettare.

  • Anamnesi ginecologica. Il primo e fondamentale passo da fare con unə medicə specislistə ginecologə è un dettagliato lavoro di anamnesi, che consiste nel raccogliere non solo la storia clinica dellə pazientə, ma soprattutto i sintomi riportati. In questo fase, è cruciale menzionare tutti i tipi di dolore che si provano: dal dolore mestruale, tipico della patologia, al dolore durante i rapporti, al dolore pelvico al di fuori delle mestruazioni (ad esempio durante l’ovulazione), fino al dolore alla minzione o alla defecazione. Altri sintomi che possono sembrare meno rilevanti ma che possono essere collegati all’endometriosi includono  gonfiore addominale e problemi intestinali, stanchezza cronica, dolore ad altre parti del corpo e pesantezza addominale. Più informazioni si comunicano allə specialistə, migliore sarà la possibilità di impostare correttamente il percorso diagnostico.
  • Ecografia transvaginale. Durante una prima visita ginecologica, a seguito dell’anamnesi, lə ginecologə esegue spesso un’ecografia transvaginale, in cui una sonda viene inserita nel canale vaginale per visualizzare gli organi pelvici. Visto che l’endometriosi è una malattia che si sviluppa al di fuori dell’utero, lə specialistə farà attenzione a individuare eventuali cisti ovariche (più tecnicamente chiamate endometriomi), noduli profondi a livello dei muscoli, dei nervi e/o dell’intestino e aderenze tra gli organi pelvici (ad esempio tra utero, vescica e intestino), che possono limitarne la mobilità. A livello di utero, viene valutato un eventuale ispessimento della parete uterina, tipico nei casi di adenomiosi. È possibile che l’ecografia non mostri segni chiari di lesioni, cisti o aderenze. Se il sospetto di endometriosi persiste, lə ginecologə prescriverà ulteriori esami per ottenere immagine più dettagliate degli organi pelvici.
  • Risonanza magnetica pelvica. Questo esame può essere indicato per una valutazione più approfondita degli organi pelvici. Le immagini della risonanza magnetica sono infatti più dettagliate e ad alta risoluzione rispetto a quelle dell’ecografia transvaginale, permettendo una migliore identificazione e localizzazione di eventuali lesioni e aderenze. Non tutte le persone con sospetta endometriosi eseguono questo esame; viene prescritto solo quando il quadro clinico non risulta chiaro dopo l’ecografia. Durante la risonanza, lə pazientə viene posizionata all’interno di un macchinario a forma di anello e, in alcuni casi, può essere necessaria la somministrazione di un liquido di contrasto.
  • Laparoscopia. È l’esame più invasivo, in quanto si tratta di un intervento chirurgico, seppur mini-invasivo grazie a piccole incisioni sull’addome. Viene generalmente evitato come primo strumento diagnostico e riservato ai casi più severi o complessi. Dal punto di vista diagnostico, rappresenta spesso l’ultima opzione, da utilizzare solo quando non è possibile ottenere risposte sufficienti con altri mezzi. Inoltre, la laparoscopia non viene eseguita solo a scopo diagnostico, ma spesso anche terapeutico, consentendo la rimozione di cisti, lesioni o aderenze durante lo stesso intervento.
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Esistono esami del sangue per diagnosticare l’endometriosi?

In alcuni casi, lə specialistə può prescrivere esami del sangue in presenza di sospetta endometriosi. I marcatori più comunemente valutati sono il CA 125 e CA 19.9. È importante sottolineare che questi test non sono diagnostici per l’endometriosi; possono suggerire la possibile presenza della condizione, ma non sono specifici. Per questo motivo, gli esami del sangue devono essere interpretati insieme ad altri accertamenti diagnostici. Livelli elevati di questi marcatori possono infatti essere associati anche ad altre patologie, mentre valori nella norma non escludono la presenza di endometriosi.

Primo piano di Luca Bello
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